Fertilità, molecole olfattive aiutano gli spermatozoi a trovare l'ovocita
Un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Endocrinology afferma che gli spermatozoi possono "fiutare" l'ovocita per fecondarlo, sfruttando molecole olfattive simili a quelle presenti nel naso
”Nello studio, svolto in collaborazione con il professor Massimo Castagnola e i ricercatori dell'Istituto di Biochimica e Biochimica Clinica dell'Università Cattolica di Roma, l'applicazione di moderne piattaforme di proteomica [studio delle proteine cellulari e delle loro funzioni, ndr] ha consentito di identificare otto differenti recettori olfattori presenti come frammenti nel liquido seminale e rilevabili sulla superficie dello spermatozoo, nei tubuli seminiferi del testicolo e nell'epididimo. I nostri dati evidenziano inoltre un ruolo importante per questi recettori, poiché consentirebbero allo spermatozoo di 'fiutare' le sostanze chimiche rilasciate dall'ovocita e di raggiungerlo allo scopo di fecondarlo”, spiega Alfredo Pontecorvi, direttore dell'Istituto scientifico internazionale Paolo VI-Isi e dell'Area di endocrinologia e malattie del metabolismo del Policlinico Gemelli di Roma, che ha coordinato lo studio.
C'ERA GIÀ QUALCHE SEGNALE
Precedenti studi avevano già riportato la presenza sugli spermatozoi di un recettore olfattivo, noto come hOR17-4, che poteva essere attivato da odori artificiali ed estratti floreali. Inoltre, era già stato ipotizzato un possibile ruolo dello stesso recettore nell'attivazione dello spermatozoo al fine della fecondazione dell'ovocita, oltre che nel processo di maturazione degli spermatozoi stessi. Ora, con questi risultati, si ipotizza che alla base di alcuni tipi di sterilità ci possa essere proprio una mancanza di questo tipo di molecole sugli spermatozoi. “Si tratta di un lavoro con una notevole rilevanza clinica: in pazienti con infertilità da arresto della maturazione degli spermatozoi abbiamo dimostrato proprio l'assenza di questi recettori”, conclude Domenico Milardi, andrologo presso il Policlinico Gemelli e primo autore dello studio.
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fendo.2017.00379/abstract
