L'enuresi, la pipì a letto, non è legata a problemi psicologici ma a meccanismi fisiologici
Lo afferma una ricerca genetica sull'enuresi condotta in Danimarca su 80mila persone. Se anche papà e mamma bagnavano il letto, i loro bambini saranno più esposti allo stesso rischio notturno
Uno studio concluso in Danimarca nel 2018 suggerisce l'ipotesi che l'enuresi (la “pipì a letto”), un disturbo che caratterizza le notti di numerosi bambini e impensierisce i genitori, abbia una componente anche genetica.
RISCHIO ANCHE 11 VOLTE MAGGIORE
Dice il professor Søren Ritting del Dipartimento per l'infanzia, che lavora in collegamento con l'ospedale dell'Università di Aarhus, responsabile della ricerca: "Il rischio di urinare a letto è 5-7 volte più elevato tra i bambini con un genitore che ha sofferto lo stesso disturbo e di circa 11 volte superiore se a soffrirne sono stati entrambi".
Lo studio ha coinvolto circa 80mila individui e ha avuto lo scopo di individuare varianti genetiche che si collegassero con l'enuresi, un disturbo che ha da sempre un grave impatto sull'autostima dei piccoli, con riflessi anche nel rendimento scolastico. Alla ricerca danese ha partecipato la professoressa Jane Hvarregaard Christensen: "Confrontando la frequenza di milioni di varianti genetiche in migliaia di campioni di DNA di bambini, abbiamo potuto dimostrare che specifiche varianti genetiche si associano al maggior rischio di enuresi notturna. I geni implicati sono tra quelli che regolano il ciclo giorno-notte e la produzione di urina durante il sonno. Conclusione? Bagnare il letto è legato a meccanismi fisiologici più che a problemi psicologici.
