99 pazienti su 100 promuovono il “laser verde” che guarisce senza bisturi l'ipertrofia prostatica
Lo dimostra uno studio italiano pubblicato sulla rivista International Urology and Nephrology. GreenLight guarisce la prostata ingrossata, salva il sesso e tutela il cuore. Ora è in grado di operare anche prostate di grosso volume
Alle Molinette di Torino in 3 anni sono stati operati con successo 500 pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna (IPB). Per tutti loro è stato impiegato GreenLight, il laser al triborato di litio, l’unico che per la prima volta guarisce in anestesia spinale e con dimissione in 24 ore l'IPB, l’ingrossamento della prostata che colpisce l’80% degli italiani ultra 50enni, proteggendo nello stesso tempo il cuore e la sessualità.
“La tecnica laser - dice il dottor Paolo Destefanis, endourologo presso la divisione di Urologia delle Molinette - si effettua in endoscopia (cioè senza alcuna incisione cutanea) ei vaporizza con precisione millimetrica solo l'eccesso di tessuto prostatico, ristabilendo una normale minzione. L’istantanea coagulazione dei vasi che evita il sanguinamento fa del laser verde lo strumento d'elezione per l’oltre un milione di pazienti con gravi malattie cardiovascolari in cura con anticoagulanti e/o antiaggreganti, che ora possono essere operati in tutta sicurezza senza sospendere la terapia salvavita (come invece avviene con la chirurgia tradizionale), una sospensione che li esporrebbe a seri rischi cardiocircolatori.” La metodica (che è a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale in 50 centri per un totale di 3mila interventi) è stata promossa a pieni voti dagli stessi pazienti operati e guariti, come dimostrano i risultati di uno studio effettuato dai massimi esperti italiani e pubblicato sulla prestigiosa rivista International Urology and Nephrology. Lo studio multicentrico è stato svolto su 367 pazienti provenienti da sei centri ospedalieri italiani: Torino, Cuneo, Modena, Pordenone, Vasto, Chieti.
BISTURI ADDIO
“Per l'ipertrofia prostatica benigna con GreeLlight siamo a un punto di svolta fondamentale - sottolinea il dottor Paolo Destefanis, che ha partecipato allo studio - siamo prossimi alla totale abolizione dell'intervento a cielo aperto, quello con il bisturi. Ben 99 pazienti operati su 100 si sono dichiarati soddisfatti sia dell'intervento in sé sia della scomparsa dei sintomi causati dalla patologia (difficoltà a urinare, insopprimibile urgenza e frequenza minzionale anche notturna, sensazione di incompleto svuotamento della vescica, ritenzione urinaria, bruciore alla minzione )".
ANCHE MAXI-PROSTATE
“Lo studio - precisa Destefanis - evidenzia anche l’evoluzione della tecnica GreenLight, che ha ora reso possibile l'intervento su prostate di notevoli dimensioni, fino a 250 grammi (quella sana pesa 15-20 grammi), finora operabili solo con la chirurgia open invasiva e con complicazioni (fino al 20% di rischio emorragico). L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale. La fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio, vaporizza con estrema precisione solo l’adenoma senza toccare la capsula. L’azione selettiva dell’energia laser consente di irradiare solo tessuto adenomatoso, che viene prima 'isolato' (scollato) dalla capsula prostatica e poi vaporizzato al millimetro. Questo impiego del laser verde, indicato con il nome di 'vaporizzazione anatomica', elimina in modo completo e radicale tutto il tessuto dell’adenoma evitando il rischio di recidive e di sintomi irritativi (bruciore e urgenza post operatori ) e risolvendo definitivamente l’IPB”.
"Greenlight - continua l’urologo torinese - non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria in quanto agisce all'interno della ghiandola prostatica non toccando la superficie (è come svuotare un'arancia lasciando inalterata la buccia), là dove scorrono i nervi deputati alla funzione erettile e a regolare la continenza. Il laser verde offre un’immediata risoluzione dei sintomi e della minzione, mentre il ricorso al catetere è inferiore alle 24 ore. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni”.
328 MILIONI PER I FARMACI
“L'ipertrofia prostatica benigna - spiega il professor Paolo Gontero, direttore della Struttura complessa di Urologia Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino Presidio Molinette - è la malattia urologica maschile più diffusa, interessando l'80% degli ultra 50enni. Si contano 400mila interventi all'anno, è quindi secondo solo all'intervento di cataratta (500mila ), che però colpisce entrambi i sessi mentre l'IPB interessa solo i maschi, con 14.854 ricoveri, una spesa per la terapia farmacologica di quasi 328 milioni di euro e 74.834 giornate di assenza dal lavoro. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita e nei casi più gravi richiede il ricorso al catetere per svuotare la vescica".
