Da una palma il farmaco che guarisce la prostata ingrossata
La Serenoa repens, a differenza dei farmaci in uso che agiscono solo sui sintomi, risolve la causa del problema riducendo anche il volume prostatico
L'ipertrofia prostatica benigna (IPB) si associa in 8 pazienti su 10 a un elevato grado di infiammazione della ghiandola che può essere causata da un’infezione (batterica o virale), da alterazioni ormonali, da malattie autoimmuni o può essere dovuta a un normale processo di invecchiamento. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita, con difficoltà a urinare, insopprimibile urgenza e frequenza minzionale anche notturna; nei casi più gravi si verifica ritenzione urinaria tale da richiedere il ricorso al catetere. Un intervento farmacologico mirato, spesso risolutivo, può evitare il rischio di ricorrere al bisturi.
DA INTEGRATORE A FARMACO
Il primo passo sta dunque nella riduzione dei livelli di infiammazione, da qualche anno possibile grazie anche a un farmaco di origine naturale: l’estratto delle bacche di Serenoa repens, una palma tropicale che, con formulazione diversa, risultava già impiegato sotto forma di integratore. “Attenzione, dunque - ammonisce il professor Vincenzo Mirone docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli - parliamo di un farmaco a tutti gli effetti che deve essere prescritto dallo specialista, anche se il principio attivo è di origine vegetale. Va pure detto che a oggi l’estratto di Serenoa non ha mostrato particolari effetti collaterali e ha un elevato profilo di sicurezza".
Rispetto ai farmaci d’elezione per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, gli alfa-bloccanti e gli inibitori della 5-alfa-reduttasi, che agiscono in maniera sintomatica, l’aggiunta di Serenoa repens alla terapia appare in grado di agire sulla causa del problema, contribuendo a ridurre il volume della ghiandola prostatica.
SPEGNE L'INFIAMMAZIONE
Rispetto ai classici antinfiammatori (FANS), l’estratto di origine vegetale può essere somministrato per lunghi periodi. Di norma si parte con un anno di trattamento, che è una durata non raggiungibile con i FANS a causa delle ripercussioni a livello gastrico e della coagulazione del sangue che questi inducono.
"Il farmaco" spiega infine il professor Mirone "si è rivelato indispensabile per quei pazienti che, oltre ai classici sintomi dell’ipertrofia prostatica legati all’ostruzione del flusso urinario, presentano anche irritazioni dovute all’infiammazione. Quando andare in bagno diventa una sfida quotidiana, gli uomini fanno spesso finta di nulla per paura e rifiutano di farsi vedere dallo specialista nel timore di doversi operare e dire addio all’attività sessuale - spiega il professor Mirone - ma oggi l’ipertrofia prostatica si può curare con successo senza compromettere la qualità della vita sessuale. Per farlo, però, non basta basarsi sulla semplice dimensione della ghiandola, perché l’ingrossamento dipende anche dall’infiammazione. E se l’infiammazione non viene curata, può far peggiorare i sintomi e far progredire la malattia, oltre che ridurre l’efficacia delle terapie”.
