A Roma: risonanza magnetica e ultrasuoni coppia vincente contro il tumore della prostata
La nuova tecnica non invasiva, in uso al Policlinico Umberto I, aggredisce con assoluta precisione la neoplasia e ha ottenuto l'approvazione dell'Unione Europea per la Cura dei Tumori. Quali pazienti possono avvalersene
L'importanza fondamentale della diagnosi precoce per la cura dei tumori è una realtà da sempre sottolineata con forza da oncologi di tutto il mondo. Oggi si può disporre di un'arma in più di indagine e valutazione del problema grazie a una tecnica, definita rivoluzionaria, messa a punto in Italia dal Policlinico Umberto I di Roma. Si avvale della terapia a ultrasuoni focalizzati unita con la risonanza magnetica (MRgFUS), che consente di individuare e poi trattare con assoluta precisione tumori localizzati, in modo non invasivo e preservando la qualità di vita. Nella struttura romana la tecnica, già utilizzata con successo per curare fibromi uterini e per il trattamento di lesioni ossee anche maligne, ha trovato favorevole riscontro proprio nel tumore prostatico.
UNA BENEFICA UNIONE
“In questi ultimi anni la risonanza magnetica (RM) ha portato una vera rivoluzione nella esplorazione visiva della prostata - sottolinea il professor Carlo Catalano, direttore del Dipartimento di Scienze Radiologiche all'Umberto I - Siamo ora in grado di individuare piccoli focolai neoplastici all'interno di una ghiandola di dimensioni molto ridotte risparmiando al paziente il disagio di disagevoli biopsie ad alto raggio. La sensibilità della RM e la sua capacità di rilevare piccoli noduli ci ha indotti a utilizzare questo mezzo per guidare trattamenti molto mirati sulla prostata, evitando interventi decisamente invasivi. Abbiamo infatti pensato di unire alla risonanza magnetica tecniche che, innescando un aumento della temperatura nel focolaio neoplastico, ci consentono di colpire con esattezza il bersaglio e di ottenere il risultato sperato. Da qui l'impiego di ultrasuoni guidati dalla risonanza”.
I PAZIENTI D'ELEZIONE
La rivoluzionaria procedura non è però destinata a tutti. Puntualizza infatti il professor Catalano: “Possono avvalersi di questa tecnica i soggetti che presentano una malattia cosiddetta focale, vale a dire che si manifesta solo con piccoli focolai all'interno della ghiandola prostatica. Quindi è fondamentale una valutazione multidisciplinare, non limitata all'urologo o al radiologo. Posso affermare che l'Umberto I è stata la prima struttura in Italia a installare, circa sette anni fa, un sistema di ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza ad alto campo magnetico. Devo però aggiungere che l'esperienza sulla prostata è di minore durata, circa tre anni. I risultati sono comunque molto soddisfacenti, anche se non si hanno ancora studi a lungo termine, come è naturale dato che si tratta di una tecnica nata da poco. Per il futuro ci attendiamo prospettive sempre più favorevoli”.
I trattamenti a ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica hanno ottenuto l'autorizzazione dall'Unione europea per la Cura dei tumori alla prostata e partirà presso l'Umberto I un trial clinico che prevede il trattamento con la tecnologia MRgFUS di pazienti che saranno controllati durante l'intero follow-up sia clinicamente sia con esami di RM multiparametrica (cioè in grado di raccogliere più dati attinenti al soggetto indagato).
MILLE ESAMI OGNI ANNO
Sono un migliaio gli esami alla prostata effettuati ogni anno dell'équipe dell'Unità Prostatica del policlinico capitolino, coordinata da Valeria Panebianco, Dirigente medico di I livello, la quale sottolinea come la risonanza magnetica multiparametrica abbia determinato “una rivoluzione del carcinoma della prostata. Prima la diagnosi veniva effettuata solamente con i valori del PSA e direttamente con la biopsia, mentre oggi l'introduzione di questa metodica innovativa ha fatto sì che la risonanza stessa entrasse nelle linee guida internazionali. Grazie alle caratteristiche della RM, che permettono un dettaglio anatomico importante, e a tecniche funzionali per determinare le caratteristiche del tumore, è ora possibile ottenere una diagnosi precoce. Questo significa indirizzare il paziente a una biopsia mirata. La forza della metodica è quella di effettuare l'identificazione della lesione maligna, di valutare lo stato di quella zona e soprattutto di trattarla in maniera precisa e mininvasiva”.
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