Chirurgia con robot, Italia prima in Europa. Installato a Catania il numero 100

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Nel 2017 in Italia sono stati effettuati 18mila interventi di chirurgia robotica di cui circa 12mila in urologia, 14% in più del 2016. Incremento costante dal 2006

Aprile 2018. Con l'installazione del centesimo robot Da Vinci, al policlinico di Catania, il nostro Paese raggiunge la Francia con la quale ora condivide il primo posto in Europa. I dati dicono che nel 2017 in Italia sono stati circa 18mila gli interventi di chirurgia robotica, quasi 12mila in ambito urologico (soprattutto per la cura di tumore della prostata, ma anche per rene e vescica), 14% in più del 2016, e con un incremento regolare a partire dal 2006. Con l’installazione del centesimo robot DaVinci, al policlinico di Catania, l'Italia raggiunge la Francia, con la quale ora condivide il primo posto, seguita da Germania e Regno Unito. L’Europa, con 742 robot DaVinci installati, si piazza al secondo posto mondiale dopo gli Stati Uniti a 2.862 installazioni.

Nel mondo, dopo la ginecologia, è proprio la chirurgia urologica ad essere la principale area di intervento con il robot, cioè è al secondo posto. In Italia al contrario resta l’urologia in prima posizione, con il 67% di interventi, seguita dalla chirurgia generale (16%), dalla ginecologia (10%) e da settori minori (7%). In urologia i motivi di tale successo sono molti e semplici: la precisione del robot consente maggiore facilità di accesso alle anatomie più complesse, una impeccabile precisione demolitiva e ricostruttiva, minore sanguinamento, una riduzione della degenza post operatoria e meno effetti collaterali (disfunzione erettile e incontinenza).

Si aggiungono caratteristiche come la visione tridimensionale in grado di moltiplicare fino a 10 volte quella dell’occhio umano. Oggi quasi tutte le Regioni italiane sono dotate di robot in sala operatori e negli ultimi tre anni la robotica al Sud sta viaggiando veloce, con centinaia di interventi ogni mese.

PUNTA DI DIAMANTE DELLA CHIRURGIA MININVASIVA

“La chirurgia robotica Da Vinci – spiega il professor Aldo Bocciardi, Direttore dell’U.O. di Urologia dell’Ospedale Niguarda di Milano – è diventata il simbolo della chirurgia mininvasiva. Il gesto chirurgico grazie al robot ha una precisione non confrontabile con altre tecniche, il che consente di superare i limiti legati alla difficoltà di trattare con la laparoscopia patologie in sedi anatomiche difficili da raggiungere. L’urologia italiana oggi è un’eccellenza nel campo della robotica. Inoltre la possibilità di avere una doppia postazione consente di effettuare un'eccellente formazione professionale. Perché deve essere chiaro che ogni passo in avanti nella medicina e nella chirurgia deve essere a vantaggio del paziente e della sua sicurezza”. Grazie a questa tecnologia, chi manovra il robot diventa un ‘superchirurgo’ anche perché i gesti chirurgici si fanno più ampi, con una libertà di movimento su 7 assi e una rotazione di 540°, capacità sconosciute alla mano umana.

“L’intervento robotico – aggiunge il professor Vincenzo Mirone, Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università degli Studi Federico II di Napoli e segretario della Società Italiana di Urologia – è più rapido e così preciso da ridurre il rischio di recidive. Grazie alla visione amplificata dell’area interessata, si asporta tutto il tessuto malato in modo molto più preciso. Le incisioni sono più piccole e causano quindi minor sanguinamento e un ridotto dolore post operatorio. Questa precisione con i sensi amplificati assicura anche migliori risultati di prospettiva: maggior sopravvivenza senza malattia in caso di tumore, ma anche esiti funzionali migliori. Basti pensare, nel caso ‘classico’ di tumore della prostata, alla possibilità di recuperare in modo completo e più rapido la continenza urinaria e una buona erezione anche con interventi pesantemente demolitivi”.

NON SOLO PER LA PROSTATA

Il tumore della prostata, oltre 36 mila nuovi casi ogni anno, non è l’unica area urologica in cui il robot è efficace. "Viene spesso utilizzato anche per il tumore del rene – precisa il professor Bocciardi – ma entro determinati e ben precisi parametri. Ad esempio, le dimensioni del tumore devono essere comprese comprese tra i 3 e i 7 centimetri e sia possibile una resezione parziale del rene". Conclude a sua volta Mirone: "I robot Da Vinci installati in Italia sono in continua crescita, ma ancora c’è da fare per colmare il divario tra aree geografiche. I sistemi al Nord sono 51, il Centro dispone di 30 robot e al Sud se ne contano 19. Questo divario deve essere essere colmato, soprattutto per frenare la migrazione sanitaria che porta i malati al Nord, con l’aggravio di costi maggiori. Conforta il fatto che la robotica al Sud sia partita benissimo e si trovi ora in una fase di massimo sviluppo”.

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